PALAZZO TURINA
Casalbuttano ed Uniti (CR)
L’attuale sede del municipio di Casalbuttano era l’antica dimora della famiglia Turina che fra il Settecento e l’Ottocento ha vissuto anni di splendore a Casalbuttano, insieme alla famiglia Jacini che ha parimenti contribuito allo sviluppo economico- culturale del paese.

La famiglia Turina - tradizionalmente votata all’agricoltura in forza dei grandi fondi agricoli posseduti - era pure attiva nel settore industriale, con un’efficiente filanda.

Nell’Ottocento la famiglia fece costruire come propria dimora prima il vecchio palazzo, oggi sede della Biblioteca comunale e del Teatro, e in seguito in area contigua il palazzo, ora sede del Municipio.

Lo splendore di questa nobile famiglia durò fino alla fine del XIX secolo finché l’ultimo dei discendenti cedette il palazzo e distrusse integralmente l’archivio di casa Turina. Gesto che alcuni studiosi hanno collegato alla volontà di cancellare il legame che aveva unito Giuditta Cantù, sposa di Ferdinando II Turina, al musicista Vincenzo Bellini. L’incompatibilità fra il Turina e Giuditta Cantù, oltre all’interesse per la lirica che mostrava Giuditta, portava la giovane sposa di frequente a Milano, dove appunto conobbe Bellini. Il musicista fu più volte ospite a Palazzo Turina nel vecchio palazzo; la leggenda narra che qui all’ombra della torre costruita nel parco venne composta la Norma. Quella torre esiste ancora oggi e si chiama appunto torre della Norma, anche se probabilmente l’opera fu composta altrove; resta la realtà storica dell’amore fra Giuditta e il compositore oltre che la traccia dei soggiorni di Bellini a Casalbuttano.

Può essere stato questo il motivo per la distruzione dell’archivio? Probabilmente no, anche alla luce della “riscoperta” della stanza egizia in palazzo Turina.
Nel 2003 l’amministrazione comunale decise di porre in atto un intervento di ristrutturazione conservativa dell’intero palazzo comunale. Proprio nella fase di avvio dei lavori “venne alla luce” la stanza egizia. In effetti fino ad allora di questa stanza adibita a ufficio era visibile solo il soffitto raffigurante una volta celeste azzurra, adornata di stelle a sei punte e contornato da dischi solari alati.

Le pareti infatti erano integralmente ricoperte di tappezzeria che, una volta tolta, misero in evidenza le pitture a mezzo fresco che decoravano le pareti stesse: geroglifici e figure di divinità egizie.

Terminato il restauro nel 2006, si svolse un importante convegno con la partecipazione di studiosi del Museo Egizio di Torino; in tale occasione già alcuni timidamente ipotizzarono che i geroglifici - illeggibili sia singolarmente che in una visione d’insieme - potessero celare un’interpretazione massonica.

Nell’estate 2010 il prof. Jean-Marcel Humbert - uno dei massimi egittologi-egittomani a livello internazionale, già Conservatore Generale dei Musei di Francia - aveva ritenuto la Stanza Egizia di Casalbuttano “una delle pietre miliari più importanti della egittomania decorativa in Italia”.

Nel maggio 2013 è stato pubblicato il volume: “Palazzo Turina e il mistero della stanza egizia”.

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